Chi avesse perso l’incontro di ieri presso le Scuderie Aldobrandini, organizzato dalla nostra Associazione, e fosse interessato a conoscere storia e prospettive del locale polo di ricerca, uno dei più importanti d’Europa, presti attenzione a non perdere i prossimi due appuntamenti che saranno fissati prossimamente in date ancora da definire.
Quello di ieri è stato infatti il primo di una miniserie di incontri sul tema e ha riguardato in particolare il Centro ENEA di Frascati e le ricerche sulla fusione nucleare mentre i prossimi due saranno dedicati il primo al centro ricerche dell’INFN – Istituto nazionale di fisica nucleare e il successivo all’Esrin, che è il centro italiano dell’ESA – Agenzia spaziale europea.
A raccontare la nascita in un certo senso avventurosa, a metà del secolo scorso (…fa una certa impressione a dare questa indicazione temporale avendo vivo in mente il ricordo di quei tempi!), del Sincrotrone e dei laboratori dei Gas Ionizzati è stata la dottoressa Paola Batistoni, fino a pochi mesi fa responsabile della divisione ENEA Sviluppo energia da fusione, mentre caratteristiche, obiettivi e prospettive del DTT – Divertor Tokamak Test, un progetto italiano in corso di realizzazione presso lo stesso Centro ENEA di Frascati e a cui partecipa anche Eurofusion, è stato il Prof. Francesco Romanelli, attualmente presidente del Consorzio DTT di cui fanno parte enti di ricerca, università e aziende industriali.
Dopo l’apertura del convegno da parte del nostro presidente, Massimo Giovannotti, il saluto del presidente del Consiglio comunale di Frascati Corrado Spagnoli e l’introduzione dell’Ing. Paolo Brunelli, la dottoressa Batistoni ha ripercorso tutte le tappe: dal primo insediamento del polo di Frascati, che segnò “l’uscita sul campo” dell’attività italiana di ricerca sulla fisica nucleare, fino ad allora confinata all’interno delle università, allo sviluppo sempre crescente del contributo degli esperimenti italiani nella realizzazione di nuove macchine come l’FT – Frascati Tokamak, l’FTU – Frascati Tokamak upgrade e altre, nel perseguimento di nuovi obiettivi e raggiungimento di risultati a livello di record mondiali e nella ideazione e realizzazione di nuovi progetti di rilevanza sempre maggiore a livello prima europeo e poi mondiale.
Il Prof. Romanelli ha invece illustrato le prospettive a più lungo termine spiegando nel dettaglio come il DTT sia un qualcosa che serve – proviamo a dirlo in parole molto povere – a poter estrarre e quindi gestire e utilizzare in sicurezza l’energia nucleare prodotta nei futuri reattori a fusione: “Come utilizzare l’energia di una stella racchiusa in una scatola… senza scottarsi”.
Tale è stato infatti il titolo del suo intervento, nel corso del quale egli ha fornito anche interessanti informazioni sulle ricadute economiche e occupazionali a livello locale che la realizzazione del progetto comporta, sull’assenza di pericolo di radiazioni, sulle opportunità di crescita per l’industria italiana anche piccola e media, sui progressi nei campi dei superconduttori (medicina, trasmissione di energia elettrica, sistemi di accumulo), materiali (industria aerospaziale, industria nucleare), robotica (applicazioni in ambienti pericolosi), riscaldamenti ausiliari (generazione di onde elettromagnetiche ad alta potenza), controlli (monitoraggio e controllo di impianti industriali), ecc.
Tutto questo nell’indotto e senza considerare l’impatto positivo della produzione di energia pulita in grande quantità sullo sviluppo dei paesi poveri e sulla riduzione delle disuguaglianze nel mondo.
Insomma i due interventi di Batistoni e Romanelli ci hanno portato per poco più di un’ora a provare nuovamente quel che si doveva provare negli anni della ricostruzione e del boom economico e tecnologico quando l’Italia era ammirata e invidiata nel mondo per i suoi primati nella ricerca, nelle costruzioni, nell’ingegneria, nell’industria meccanica, nella chimica, nell’energia, nei motori (automobili e motociclette), nella nautica, negli elettrodomestici, nell’elettronica e nei computer, nelle grandi infrastrutture (quelle utili), nella moda, nell’arte, nel cinema e via dicendo.
Simpatico infine il paragone fatto da Paolo Brunelli nella sua bella introduzione quando parlando dello sviluppo dell’area di ricerca di Frascati, la cosiddetta “cittadella della scienza”, sviluppo che dura ormai da oltre cinquant’anni, l’ha accostato allo sviluppo, concentrato anch’esso in una sessantina d’anni, delle dodici ville rinascimentali tuscolane: le ville ci hanno lasciato una grande eredità culturale, i centri di ricerca rappresentano oggi una realtà di grande rilievo… l’auspicio di Brunelli è che ci garantiscano un futuro altrettanto importante!
Di seguito vi proponiamo alcuni momenti della conferenza.
(Per gentile concessione del Socio Achille Nobiloni)

















