La responsabilità del ricordo: sfollati a Frascati tra storia e mito

di Emanuele Taraborelli

Ricordare è un privilegio. Lo testimonia il padre di Cesare Befera, quando con dolore rievoca i suoi giorni in trincea sul monte San Michele, tra i pochissimi sopravvissuti a una sanguinosa battaglia. Lo testimonia Giuseppe Masi, Cammilletto, contraddistinto da una leggerezza tipica di chi la guerra l’ha vissuta in tenera età. In quanto privilegio, il ricordo si configura come responsabilità, assolvendo al compito di non lasciar naufragare i ricordi nel mare del tempo, per usare le parole di un grande frascatano come Romano Mergé.

Proprio per questo, occorre ricordare come tra Frascati e gli sfollati vi sia da sempre un legame che trascende la storia per affacciarsi sul mito; infatti il mitico fondatore di Tuscolo è Telegono, di cui si può trovare una statua sul portale d’ingresso del parco dell’Ombrellino, in piazza della Porticella. Etimologicamente, il nome Telegono significa “nato lontano”, non avendo mai conosciuto suo padre Ulisse e intraprendendo un viaggio alla sua ricerca; Telegono è dunque una sorta di protosfollato.

Dopo aver prosperato a lungo, Tuscolo viene distrutta nel 1191 e, gli sfollati sopravvissuti alla violenza romana, scesero il monte e andarono a costituire il primo nucleo abitato di un nuovo centro: Frascati.

Tra il 1837 e il 1867 la città di Roma conobbe la piaga del colera; gli abitanti chiesero rifugio ai municipi del circondario, ma solamente Frascati aprì le porte agli sfollati romani. In segno di riconoscenza, il comune di Roma riconoscerà Frascati come “terra amica e ospitale” e le donerà i colori della propria bandiera comunale, che ancora sventola fieramente di giallo e di rosso sui balconi del palazzo comunale.

Per concludere, questo percorso storico ha voluto evidenziare come il rapporto tra Frascati e gli sfollati vada oltre i tragici eventi che hanno seguito il bombardamento del 1943; a tal proposito, uno dei più importanti artefici della ricostruzioni tuscolana dopo l’otto settembre, Padre Alvarez, ricorda nelle sue memorie come in quei mesi successivi al bombardamento “Villa Sora era diventata il luogo più popolato di Frascati”, a testimoniare come il legame tra Frascati e gli sfollati sia definitivamente sfociato dal mito alla storia.