Presentazione del volume di Luciano Ghelfi “Gli Sfollati”

Si è svolta venerdì 19 settembre 2025 presso la Sala Conferenze delle Scuole Pie di Frascati la presentazione del bel volume di Luciano Ghelfi “Gli Sfollati” per ricordare l’82° anniversario del bombardamento della nostra città. Quest’anno abbiamo voluto celebrarla insieme alla neonata Associazione “Calasanctius” soprattutto per rafforzare un legame che ci tiene uniti da più di sei anni in quanto già da allora Padre Maurizio Fagnani con grande sensibilità si è reso disponibile a custodire gran parte della nostra biblioteca e del nostro materiale d’archivio che non trovava spazio nella nostra angusta Sede.

Dopo l’introduzione di Padre Maurizio, il nostro Socio Roberto Eroli ha descritto il quadro storico di quegli anni, ricordando come la condizione degli sfollati sia accomunata da bisogni semplici e drammatici: un tetto per dormire, un pasto caldo, un angolo per ricominciare a vivere e, come segno tangibile di quei tragici giorni ha mostrato i due cimeli che erano esposti nella sala: un pannello di controllo della radio di bordo dell’unica fortezza volante statunitense abbattuta, e lo stemma del 517° reggimento paracadutisti U.S.A. inciso sul fondo di una botte da un soldato accampato nella grotta del Casale Benedetti e donato ad uno degli sfollati.

Reduce dalla cerimonia d’istituzione della prima giornata nazionale dedicata agli I.M.I. gl’Internati Militari Italiani, tenutasi poche ore prima al Quirinale alla presenza del Capo dello Stato l’autore, il Dott. Luciano Ghelfi, giornalista RAI, ha ripercorso le vicende di allora della sua famiglia iniziata a Scauri quell’8 settembre con gli spostamenti forzati dapprima verso i paesi del Lazio interno e poi, dal 1 al 5 dicembre stipati in 40 per vagone, nei vagoni piombati verso ignota destinazione del nord, un viaggio angoscioso di sei giorni vissuto tra paura e disperazione con Mantova quale destinazione finale crocevia verso i campi di lavoro e di sterminio del III Reich.

Ed infine l’approdo a Bozzolo, un paesino del mantovano dove emerge da quel grigiore la luce di Don Primo Mazzolari con la sua solidarietà contagiosa capace di trasformare quel gregge in una vera comunità dove anche tanta gente venuta dal Sud, che aveva perso tutto viene accolta e ne diviene parte integrante fino a ricostruirsi una vita tra le brume del Nord: “Mio nonno non lasciò più Mantova e la sua famiglia restò lì! Di quella napoletanità oggi è rimasto solo il segno nella passione calcistica dei miei cugini”.

Alla fine di questo bel pomeriggio ciò che ci resta è la lezione a non smarrire il filo della memoria: son passati 82 anni e tanti testimoni oculari non ci sono più, ma una vicenda che sembra così lontana nel tempo si sta invece riproponendo in luoghi che sono abbastanza vicini! Il nostro compito è quello di coltivare la memoria con cura e caparbietà: soltanto trasmettendone i valori alle giovani generazioni possiamo sperare in un domani migliore.

Di seguito vi proponiamo alcune immagini.